Per il medico, il biologo e il nutrizionista convinti che il collagene assunto per via orale sia sempre e comunque inefficace...
Più di 600 professionisti della salute hanno già seguito questa lezione dal vivo   •   Il Circolo dei Medici raggiunge ogni mese oltre 11.000 medici e biologi in Italia   •   Dalla segnalazione matricellulare ai trial randomizzati in doppio cieco (Proksch et al.): la catena completa, con i riferimenti bibliografici   •  

Il collagene riguarda anche il tuo paziente


I

l collagene rappresenta circa l'80% del peso secco della cute. Lo sappiamo tutti, ma è anche la cosa meno interessante che se ne possa dire...

Quella che ti convince del fatto che tanto si parla di rughe.

Ma le cose - lo dimostrano gli studi - non stanno semplicemente così.

Perché il collagene di tipo I è l'impalcatura fibrillare della matrice extracellulare, non un banale rivestimento. E la matrice extracellulare è struttura, microambiente e sistema di comunicazione insieme, non una specie di imbottitura fra una cellula e l'altra: sostiene, ospita, e dialoga con le cellule condizionandone il comportamento. Fattori di crescita, citochine, metaboliti, segnali meccanici: tutto quello che una cellula riceve dall'esterno attraversa quello spazio prima di arrivarle. E l'architettura di quello spazio decide che cosa arriva, quanto ne arriva e con che tempi.

Quando quell'architettura si altera, le conseguenze procedono in due direzioni opposte. Nessuna delle due è cosmetica.

Se la matrice si impoverisce, si frammenta o perde le sue proprietà meccaniche, i tessuti diventano più fragili, la comunicazione fra cellula e ambiente si altera, la capacità di riparazione diminuisce. È quello che si ritrova, con meccanismi diversi, nell'invecchiamento cutaneo, nelle ferite croniche, nei processi degenerativi della cartilagine. Se invece la deposizione diventa incontrollata e la matrice si irrigidisce e si disorganizza, si entra nel territorio della fibrosi: tessuto funzionale sostituito da una matrice che non ne svolge le funzioni.

Troppa poca matrice significa fragilità. Troppa matrice, o una matrice costruita male, significa rigidità e perdita di funzione.

Il che porta a una conclusione che il mercato del collagene non ha mai avuto interesse a formulare, perché vende molto meglio una diminuzione delle rughe che una meccanotrasduzione: se il bersaglio del trattamento è la matrice, il collagene non è un capitolo della dermatologia. È un capitolo della biologia dei tessuti, della riparazione e dell'equilibrio fra sintesi e degradazione. E l'elenco dei pazienti interessati a integrare collagene si allunga parecchio.

Il mercato, lo sai, offre molti integratori di collagene orali...

Ma quanto di tutto quello che il paziente ingerisce, viene assorbito davvero?

Una domanda che, per la verità, pensavi già archiviata: per via orale, non arriva niente, perché la digestione "brucia" tutto.

È vero. Ma c'è un'altra parte del meccanismo che nessuno racconta mai.

Dalla questa lezione abbiamo estratto il Quaderno numero 7 de Il Circolo dei Medici, una rivista scritta da medici per i medici.

Ti dico questo per rassicurarti: non ti troverai di fronte a un banale webinar che ti mostra un prodotto finito, chiedendoti di crederci sulla parola...

Fa una cosa che le aziende di solito evitano con cura: ti apre la porta sul "dietro le quinte" di un ragionamento formulatorio.

Di norma ti si chiede solo: funziona o non funziona? È una domanda povera. Questa lezione fa un passo indietro e ti mostra il metodo: come si sceglie un peptide bioattivo che veicola un'istruzione, perché quella dose e non un'altra, e come si valuta un dossier tecnico separando i dati sull'uomo da quelli cellulari.

Ti apriamo gratuitamente le porte del nostro laboratorio perché tu possa valutare il rigore del nostro metodo.

Ecco cosa scoprirai:

  • Perché "assumere collagene" e "aggiungere mattoni" sono due cose diverse, e che cosa accade davvero alla tripla elica durante la digestione;
  • Il momento esatto in cui un peptide smette di comportarsi da nutriente e comincia a comportarsi da messaggio biologico, con i recettori attraverso cui viene letto;
  • Perché due prodotti con lo stesso numero di grammi in etichetta possono generare profili plasmatici che non hanno niente in comune, e le tre righe del dossier tecnico dove si vede;
  • La domanda che chiunque abbia studiato patologia si pone entro dieci minuti: se stimolo la sintesi, dove si ferma? Con la risposta per esteso, non elusa;
  • Il paradosso dei 2,5 grammi, e perché il numero grande in etichetta è più spesso il sintomo di una debolezza che la prova di una forza;
  • Perché l'idratazione del derma non coincide con il bere acqua, e che cosa fa realmente l'acido ialuronico dentro la matrice;
  • Le metalloproteinasi: le forbici che servono, e perché l'obiettivo corretto non è spegnerle;
  • Il candidato ideale, compresa la riga onesta su dove questo approccio non è la risposta - la parte che i webinar aziendali saltano sempre;
  • Il metodo per leggere un dossier tecnico separando i dati sull'uomo da quelli in coltura, riutilizzabile sul prossimo nutraceutico che ti verrà presentato;
  • E la parte che di solito nessuno mostra: come si è arrivati a quelle scelte formulative, decisione per decisione.
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Chi tiene la lezione


Dott.ssa Delia Manzo

Dott.ssa Delia Manzo

Chimico farmaceutico, ha diretto sul piano tecnico-formulativo il progetto di ricerca discusso in questa lezione. Porta la logica di chi sceglie una materia prima e non un'altra: perché un peptide, perché quella dose e non il doppio, come si legge un dossier tecnico.

Dott. Giuseppe Di Fede

Dott. Giuseppe Di Fede

Medico chirurgo, laureato all'Università di Milano, Master in Nutrizione e Dietetica Clinica. Porta la lettura clinico-biologica: cos'è davvero un fibroblasto, cosa succede quando la matrice si disorganizza e così via.

Perché l'ennesimo corso ECM, o webinar aziendale, NON ti danno la stessa cosa.

Questa lezione ti consegna la chiave per giudicare un nutraceutico da "dietro le quinte": non dovrai più limitarti a crederci o non crederci.

I corsi a crediti sono costruiti per spuntare la casella, e la distinzione fra substrato e segnale - che è tutto il punto - quasi mai la trattano.

Il Circolo, invece, ti apre le porte per farti seguire un meccanismo fino in fondo - comprese le parti più spinose, chiarendo dove i dati sono incontestabili (studi randomizzati sull'uomo, come i trial Proksch) e dove restano preliminari (studi cellulari su HaCaT e HDF). È lo stesso rigore che pretenderesti da un articolo prima di citarlo a un collega.

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